Cos'è il
Movimento Ecologista

Dove trovare
Movimento Ecologista

Agenda del
Movimento Ecologista
 

News
Mondo
Europa
Italia
Locali
Documenti
Relazione introduttiva all'Assemblea
Per un movimento ecologico
Ecologia e terza sinistra
Archivio
Dossier
Lavoro (bozza)
Archivio
Speciali
Dopo la Guerra
Idrogeno
Links
Istituzioni
Associazioni
Informazione
 
Contattaci
La "svolta idrogeno"
Intervento di Giuseppe Onufrio
Introduzione
Relazioni
Massimo Scalia
presidente del Movimento Ecologista
Giuseppe Onufrio
D irettore dell’Istituto per lo Sviluppo Sostenibile Italia (ISSI)
Vincenzo Naso
Presidente del Centro Interuniversitario per lo Sviluppo sostenibile (CIRPS)

Gianni Mattioli
Coordinatore del dipartimento “Ricerca scientifica e Sostenibilità” della Fondazione Di Vittorio

Premessa
Alcune considerazioni sulle iniziative in campo internazionale sono utili come quadro di riferimento. L’idrogeno è un vettore energetico e quindi lo sviluppo delle fonti pulite di energia è essenziale perché il ciclo di produzione dell’idrogeno possa essere sostenibile.
La Germania si è data obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 molto elevati: -40% al 2020 rispetto al 1990 e -80% al 2050. Tali obiettivi verranno realizzati per metà con il risparmio energetico (i famosi Negawatt e le misure per risparmiare calore) e per metà con le fonti rinnovabili. Già oggi sono installati 11.000 MW di eolico e 350 di solare fotovoltaico, oltre a 3,3 milioni di m2 di pannelli solari. Nel complesso la Germania ha 15 volte più eolico e fotovoltaico e 10 volte più solare termico dell’Italia.
Il Giappone, impegnato fortemente nel fotovoltaico (previsti 5000 MW al 2020) sta impegnandosi sull’idrogeno da rinnovabili. E’ stato presentato lo scorso 14 gennaio un programma di ricerca per estrarre idrogeno dal mare con l’eolico. Toyota e Honda stanno sviluppando le auto a idrogeno e i primi modelli sono stati “affittati” a due Università della California (di Denver e Irvine).
Negli USA, il Dipartimento per l’Energia prevede di produrre al 2025 il 10% della domanda di energia primaria in idrogeno, con l’obiettivo di dimezzare le importazioni di petrolio.
L’Italia invece va verso un uso del carbone e dell’orimulsion e più in generale una politica che ci allontana dagli obiettivi di Kyoto, alterando di fatto gli scenari base oltre che definanziando le misure individuate. In compenso, è stato varato un piano di ricerca che nel complesso rende disponibili 100 milioni di euro per la ricerca sull’idrogeno.


Emissioni di CO2 da autovetture: un confronto euristico
A titolo puramente esemplificativo, presentiamo qui un confronto teorico approssimativo delle emissioni che si otterrebbero da vetture con celle a combustibile alimentate a idrogeno compresso prodotto da fonti primarie diverse. Tale confronto è puramente esemplificativo perché i valori assunti per le efficienze delle vetture a celle riguardano una tecnologia non matura tecnologicamente e quindi non ancora verificata sul campo. Inoltre, nel confronto va tenuto conto delle diverse prestazioni attese dai veicoli con celle a combustibile, il cui motore è elettrico. Si tratta di possibili barriere alla diffusione almeno all’inizio dello sviluppo tecnologico che vanno considerate.

A) Idrogeno da acqua via elettrolisi: usando l’elettricità con il mix medio italiano del 2000: circa 20% in meno. Tecnicamente il confronto è corretto se si assume l’elettricità marginale e non la media del mix. Quindi usando elettricità da olio combustibile: 12% in più. Se il confronto fosse con elettricità da carbone 15-16% in più.

B) Idrogeno da reforming di combustibili fossili:
Ø da benzina, con reforming a bordo della macchina: 22% in meno
Ø da metanolo di sintesi, con reforming a bordo dell’auto: 35% in meno
Ø da gas naturale, con “reforming” presso una stazione di servizio: 68% in meno;
Ø da gas naturale, con “reforming” a monte in un impianto centralizzato: 72% in meno

Le emissioni sono invece pressoché nulle solo per idrogeno da fonti rinnovabili
Ad esempio:
Ø da acqua, via elettrolisi usando elettricità solo da fonti rinnovabili (solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico ecc)
Ø da metanolo o da altre biomasse o da biogas, raccolti in modo sostenibile. In questo caso vi sono emissioni residue (10-15%) nel ciclo di vita sono solo quelle legate ai consumi ausiliari da fonti non rinnovabili, come uso di energia e prodotti chimici in agricoltura, consumi per trasporti e per la costruzione e gestione delle infrastrutture.
Ø Idrogeno prodotto da alghe.

Come si vede, se si dovesse produrre idrogeno da elettricità da fonti fossili (olio e carbone) il bilancio delle emissioni sarebbe negativo.

Celle a combustibile per la microcogenerazione
Vi sono aspetti interessanti delle ricadute tecnologiche sulla produzione distribuita di elettricità e calore. Lo sviluppo e l’impiego di tecnologie a micro-cogenerazione che impiegano celle a combustibile SOFC a gas naturale accoppiate a una microturbina, appaiono come una delle prospettive più interessanti nel medio periodo per la generazione distribuita di elettricità, con taglie da 0,3 a 1 MW, efficienza elettrica del 58-70% e possibilità di recupero di calore a bassa temperatura (100-200°C) per usi civili.
In un sistema di generazione distribuita, a questi valori elevati di efficienza andrebbe aggiunta una minore perdita per la distribuzione di energia elettrica, grazie alla forte vicinanza con l’utente finale.


Considerazioni conclusive
Per modificare il sistema energetico costruendo l’economia dell’idrogeno non c’è tanto tempo. E’ necessario avviare le innovazioni in tutti i settori possibili: se per la produzione di idrogeno (elettrolizzatori, reformer) e l’uso (motori e celle a combustibile) le tecnologie sono già a buon punto e vanno sviluppati i mercati, la questione della distribuzione appare come quella più problematica, per i costi e le difficoltà di riadattare o sostituire infrastrutture esistenti.
Un primo passo sarebbe importante: scrivere una normativa per la sicurezza che non c’è e che rende molto difficile anche la sperimentazione sul campo (ad esempio, i prototipi che circolano con serbatoi a pressione di 350 bar non sono ammessi in Italia che non consente pressioni superiori a 200 bar).


 

Yoyoba.it - il sito del Movimento Ecologista
per contatti yoyoba@yoyoba.it - telefono 06.85356978
webmastering iWorks pscarl