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Cari amici,
Non ci conosciamo ma è un po' come se ci conoscessimo perché
sono sulla vostra lista attraverso Riccardo Varanini (ciao R.),
vi seguo saltuariamente da anni in silenzio e poi, per generazione,
educazione e scelte politiche credo di somigliare a buona parte
di voi.
Certo, vivendo a Montreal da 23 anni sono un italiano a tempo parziale
e non faccio ovviamente parte del ME: ma l'Italia mi occupa e mi
preoccupa e leggo quanto posso e scrivo sul Paese dove torno ogni
anno per un mese o due. Così leggendo la lettera di Gianni
e Corrado (vi chiamo per nome) e poi la replica di Massimo e il
commento di Carlo mi sono deciso a entrare nel giro perchè
sono virtualmente in Italia, perchè conto davvero di tornarci
tra un anno o due. Spero che la mia eccentricità non disturbi
i vostri scambi e che il mio contributo possa non essere inutile,
se è vero che da fuori si vede il bosco...
Commenti e riflessioni qui di seguito.
Cordialmente,
Lamberto Tassinari
1) Nell’ invito al seminario del 2 ottobre Massimo Scalia
parla di «destra sgangherata». L’esperienza comune
di questi ultimi anni come anche le stesse considerazioni di Massimo
nella sua risposta all’epistola di Gianni e Corrado, non lasciano
dubbi sul fatto che purtroppo la sinistra sia altrettanto se non
più sgangherata : e le penose condizioni della sinistra
meritano maggior attenzione critica di quanta ne meriti la destra.
2) Gianni Scalia torna due volte sull’idea che Berlusconi
sia un’ anomalia («sbarazzare questo Paese dall’anomalia
berlusconiana»).
Se vuoi dire che il regime di Berlusconi è anomalo nel contesto
internazionale, se parli dell’anomalia italiana, allora siamo
daccordo : in nessun’altra democrazia parlamentare forse
sarebbe stata possibile l’avventura di Berlusconi. Il cui
regime però non è, disgraziatamente, anomalo rispetto
al nostro contesto nazionale anzi, è perfettamente organico
alla situazione italiana. Chi è Berlusconi ? E’
la quintessenza di noi italiani. Metafora del nostro degrado civile,
culturale e politico. No, non solo della nostra parte peggiore.
Questo lo dicono quegli antiberlusconiani ideologici che in fondo
hanno assistito disgustati ma distratti alla sua resistibile ascesa,
incapaci di contrastarlo perchè, in modo e misura che restano
da determinare, condividevano più o meno incosciamente la
sua cultura. Berlusconi è chiaramente un punto d’arrivo
nazionale, colui che, questo sì come Mussolini, ci ha svelati
e compromessi tutti. Ciò che conta sono le condizioni che
l’hanno reso possibile. Il berlusconismo ante litteram, quello
sistemico che precede il berlusconi in carne e ossa. In quest’
ultima fase non siamo precipitati con la sua comparsa sulla scena
politica che è piuttosto il prodotto ultimo del lungo deterioramento
del clima etico-politico che la causa.
3) In quella che ironicamente Massimo ha definito epistola, io
trovo invece punti giustissimi che meritano adesione. Innanzi tutto
l’invito alla riflessione critica sul ME e in generale sulla
putrefazione della sinistra storica dalla quale è nata tutta
la nostra incerta flora incapace di battere la destra. E dunque
l’invito a mettere in campo politiche urgenti di cambiamento
per far fronte alla rottura della sostenibilità e dar vita
finalmente in Italia a una sinistra che non si limiti a proclamare
i principi della responsabilità e della solidarietà
(cosa che i partiti e i sindacati di sinistra hanno sempre fatto)
ma che li applichi e li realizzi. La lettera di Gianni e Corrado
denuncia amaramente l’insuccesso dei tentativi di Prodi di
creare una base comune di cultura, di programma. Nella lettera si
chiede: perché questo non è stato possibile? Perché
il principio, l’ideale della sostenibilità (come altre
idee ‘di sinistra’)non arriva a caratterizzare le politiche
operative della sinistra? Si dice che i partiti resistono alla spinta
innovativa, costruttiva dei movimenti. Io direi che la partitocrazia
endemica si oppone alla spontaneità, alla libertà,
al desiderio di riforma radicale che viene da una minima parte della
società civile perché questa riforma distruggerebbe
la cultura di corruzione, di sottogoverno, di frammentazione del
potere propria dell’Italia, in vari gradi, dal 1861.
Così tutti i partiti cercano di trarre vantaggio dalla dinamica
dei movimenti senza cambiare. Questo il vero dramma, la malattia
ereditaria della nostra società, sulla quale tantissimi hanno
scritto, da Petrarca a Sartori. Non si può fingere di non
sapere che il nostro handicap civile e politico è questo :
l’incapacità di cambiare.
Se il ME vuole opporsi all’antico modo di far politica in
Italia deve avere una proposta terapeutica per curare quella malattia
congenita. Ma già all’interno del micro-movimento questa
intenzione non convince. Massimo che pure si dice generalmente d’accordo
con loro chiude la sua risposta con un orate fratres...Tornerò
tra poco sulla sua risposta.
Al punto 2 della lettera Corrado e Gianni accusano i politici parlando
di « stanza della politica ». L’espressione,
comune in Italia, fa sorridere : la stanza della politica è
stata e è ancora notoriamente un cesso. La politica deve
rinascere e per questo il ME deve fare politica ma non in quella
stanza! Come contribuire a creare quella cultura comune riformista
nuova senza chiedere il permesso a quelli del palazzo, della stanza,
del cesso? E’ possibile in Italia? Voi dite che serve il dispiego
di testimonial illustri e soprattutto il conseguente riscontro mediatico.
Dalla vostra lettera appare evidente la difficoltà di trasformare
l’ambientalismo in sostenibilità. Dite che il ME non
pesa nella politica e la cultura verde «resta nelle mani di
Pecoraro» che poi non sarebbe nemmeno giusto attaccare perché,
si dice un rigo più sotto, porta avanti una linea, in definitiva,
assai condivisibile... Deprimente conclusione : la sinistra
italiana è impermeabile all’ecologismo radicale perché
questo è effettivamente di sinistra! L’esempio di Sinistra
ecologista è particolarmente sinistro. E anche Prodi, che
parla di « cultura comune » ma poi resta seduto
a contrattare al tavolo dei segretari, non promette niente di buono.
4) E allora quali obiettivi?
Voi dite di essere pochi a avere belle e appropriate idee politiche.
Io conosco un po’ quelli del Laboratorio di Firenze con cui
sono in contatto e chissà quanti altri ce ne sono nelle varie
città e paesi che “la pensano (quasi) come voi”.
(Il Laboratorio ha una posizione vicinissima alla vostra e proprio
in questi giorni Pancho Pardi lancia un progetto giusto e interessante
di una carovana attraverso l’Italia in difesa della Costituzione,
vedi il sito labdem.net). In Italia è proprio impossibile
che tanti piccoli movimenti identici diventino un grande movimento,
a parte la Pace? Finora è sembrato così. Sembra che
riemerga sempre implacabile il gene partitocratico, l’ereditarietà
negativa : i piccoli gruppi restano «casualmente paralleli
sin quando l’interesse e la scelta individuale portino al
parallelismo». Fuor di metafora, alleati finché conviene:
poi il tornaconto, la famiglia, gli interessi patrimoniali e il
protagonismo egoista, le stesse cause a tutti i livelli politici
in Italia, hanno il sopravvento sulle idee giuste. Dite: «questo
individualismo del fare politica sembra un carattere dominante dello
scenario della politica». Non “sembra”, in Italia
lo è da sempre. Nel momento della crisi planetaria delle
democrazie di mercato, molti dei cosiddetti Grandi Paesi del Nord
stanno finalmente avvicinandosi all’Italia in quanto a sfiducia
nella politica, a perdita delle illusioni, a corruzione pubblica,
a disfunzione amministrativa etc. Ma la dinamica non è la
stessa: in Italia non c’è stata veramente evoluzione,
la stessa gestazione risorgimentale era tarata, veramente non abbiamo
vissuto un declino, ma un’insistenza, un appesantimento di
un livello etico che partì basso. Per questo, l’alternativa
deve essere piuttosto esistenziale, psicologica, drammatica e sono
daccordo con voi quando parlate di conversione. La società
che ha subito la Controriforma senza essere stata riformata, che
non ha mai generato una rivoluzione, ha bisogno, anche 500 anni
dopo, di qualcosa come una conversione. Però, ammettiamolo,
nel paese della “strage delle illusioni”, è un’impresa
disperata. Ma non c’è alternativa. Per gli eventi politico-culturali
di cui parlate ci vuole altro che i girotondi, ci vuole passione.
Per guarire ci vogliono altre terapie che quelle usate in casi normali,
una cosa più seria, drammatica tra Pasolini e Carmelo Bene
( i soliti morti). Un totale cambiamento di terreno. Un trattamento
civile e politico drastico. Immaginiamo l’assurdo : catarsi
collettiva attraverso la sospensione terapeutica del calcio, con
interruzione del campionato per brevi periodi! Cessazione dell’emittenza
televisiva in diretta e ritrasmissione rigorosamente fedele dei
programmi del passato, con telegiornali e tutto quanto. A breve
intervallo l’esperimento si ripete con un altro periodo critico:
c’è l’imbarazzo della scelta! Se la recita, il
teatro e lo spettacolo sono il tratto distintivo della vita civile
e politica degli italiani, la terapia deve essere del tipo vaccino…
Irrealizzabile? Allora si dovrebbe almeno pensare a un documentario,
un documento televisivo da passare proprio alla televisione (sulle
reti alternative), fatto da Moretti (che l’annunciava in Aprile)
o da altri , un “come eravamo e cosa siamo diventati”.
Con più fatti, più storia, più confronti. Facendo
intervenire la gente giusta.
Le vostre proposte sono sagge e realistiche e i vostri obiettivi
tutt’altro che retorici e megalomani! Mi farà piacere
collaborare con voi quando sarò in Italia nell’aprile
2005.
5) Infine qualche parola sulla risposta di Massimo a Gianni e Corrado
e sulla lettera di Carlo.
Mi stupisce questa presentazione – messa in guardia –
di Massimo della politica ‘nobile’. Certo di questa
versione «riformata», protestante della politica ci
sono pochi esempi in Italia. Di fessi ce ne sono stati è
vero e anche di grandi fessi, da San Francesco in giù, ma
non è mai stato il modo più popolare di far politica
da noi e come dice Massimo i partiti hanno «espunto»
questa concezione della politica perché inadeguata. Aneddoto :
recentemente in Italia a casa di una coppia di amici il cui giovane
figlio fa politica attiva (non ‘nobile’) all’interno
di un partito di «estrema» sinistra, ho sentito altri
ospiti complimentarsi senza pudore con i genitori per la bella scelta
di carriera del ragazzo, scelta foriera di vantaggi e privilegi
di ogni tipo. Dunque la versione nobile non funziona, dice Massimo
che ci ha provato e pensa che Gianni e Corrado si siano rassegnati
a lanciare l’invito solo perché non possono entrare
e restare nella stanza. Ma Massimo è sicuro, la concezione
nobile non si addice al ME e si lancia in una descrizione da ‘istruzioni
per l’uso’ piuttosto curiosa dei due modi di far politica
che, secondo lui possono essere abbracciati a patto di tenerli separati
(non sappia la tua destra...).
A leggere la lettera di Carlo non sembra nemmeno che si parli di
qualcosa che accade in Italia. Tutto è pulito e sterilizzato
come se l’Italia appartenesse alla tradizione nordica, scandinava,
protestante o buddhista. Teoricamente Carlo, da professionista dell’etica
politica, si dice daccordo con entrambi e non si sporca le mani
con i fatti della situazione italiana concreta ma ci da’ un’esposizione
scolastica sul come rafforzare l’etica pubblica. In quale
Paese chiedo io? Gli USA, l’Argentina, la Svezia o l’Italia?
Non si capisce. Nemmeno gli ultimi 4 punti di proposte concrete
ci aiutano a capire.
Dalla lettura dell’ultimo punto : verificare la qualità
della formazione sulle dottrine etiche offerta dalla Scuola superiore
per la pubblica amministrazione, in particolare nei corsi, obbligatori
per contratto, per le nomine dei dirigenti.
escludo si tratti dell’Italia.
Tornando a Massimo : io non ho elementi per valutare l’ampiezza
della delusione politico-elettorale del ME ma se la svolta nobile
verrà accolta, l’autocritica non dovrà portare
più sugli errori di strategia politico-elettorale ma sulla
conoscenza di sé, sulla specificità della società
italiana, le sue origini e la sua storia.
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