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Dossier Lavoro

Bozza di Dossier Lavoro

ME - 18 febbraio 2002

Come contrastare la strategia del governo Berlusconi, organizzare una diversa opposizione e costruire un nuovo patto sociale.

Il progetto di Berlusconi (l'autopreservazione imperitura di sé e dei propri interessi) punta alla modifica radicale e veloce degli elementi fondanti la costituzione materiale del paese, attraverso una campagna mediatica che dura da anni e che adesso si può tradurre in provvedimenti legislativi, ivi compreso l'uso dello strumento della delega, a partire dalle delicate materie del mercato del lavoro, sanità, fisco, istruzione, previdenza. E' facile immaginare una successiva e più semplice operazione di concrete modifiche della stessa Costituzione formale, in nome di un "paese" già mutato, facilmente fatto passare per reclamante a gran voce la conferma dei cambiamenti da parte del novello uomo della provvidenza.
Il successo di questa strategia è presumibilmente dovuto sia all'abilità pubblicitaria del soggetto ed ai potenti mezzi lasciati a sua disposizione che alla inerzia politica ed al grigiore strategico della coalizione di governo dell'Ulivo ed all'inclinazione ciecamente innovatrice dei partiti della sinistra.
Mentre sono fatti compiuti interventi pesanti nella giustizia, nelle opere pubbliche, nell'attacco alla sicurezza del lavoro e dell'ambiente, sono in discussione al parlamento provvedimenti e leggi delega al Governo in materia di mercato del lavoro, previdenza, sanità, fisco, istruzione, informazione etc. Il cerchio si sta per chiudere e senza che sembri possibile non solo intervenire, ma anche solo elaborare una strategia comune e realistica di opposizione che dia il segno di una qualche speranza alternativa.
In questo contesto, il disegno di legge 848 ( delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro), al cui interno si colloca la norma di attacco al principio della giusta causa nei licenziamenti (art. 18 dello Statuto dei lavoratori L.300/70), rappresenta un aspetto assai importante dell'attuazione di questa strategia, nella direzione della liberalizzazione completa del mercato del lavoro, di annientamento dei diritti e delle tutele dei lavoratori, della stessa esistenza del sindacato e della contrattazione collettiva ( si vuol far diventare rappresentativo qualunque sindacato stipuli un qualunque accordo in qualunque azienda, fino alla realizzazione del capolavoro finale di un contratto di lavoro individuale e diverso per ogni lavoratore).
Siamo giunti all'assurdo che, anche per colpa grave di una folle legge elettorale, neanche temperata dalla rimodulazione dei collegi elettorali o meglio dall'introduzione almeno di un sistema alla tedesca, il premier eletto si spaccia come rappresentante del 51% degli italiani e trasforma questa legalità elettorale il piena e totale legitimazione a fare cosa vuole, infrangendo la stessa costituzione e governando solo in nome e per conto dei propri interessi.
Berlusconi ha saputo impadronirsi, nel lungo e colpevole silenzio generale, di parole come libertà, individualità, soggettività, diversità, trasformandole nel marchio azzurro della sua bandiera e colpendo nel profondo strati immensi di lavoratori, giovani, donne, pensionati etc. Che poi per lui libertà significhi sopraffazione di tutti contro tutti, individualità individualismo sfrenato, soggettività puro egoismo, diversità prevaricazione poco importa, almeno per ora, è e sarà difficile riappropriarsi di tutto ciò rappresentandone i veri ed antichi significati, quali : libera espressione, valorizzazione dell'individuo, importanza dei singolo soggetto, valore delle differenze. Tutti concetti e valori, questi, che per troppo tempo sono stati resi lontani ed astratti in nome dell'ideologia o compressi ed annullati in nome della modernità liberista. Lo stesso concetto di riformismo è oggetto di accese quanto sterili diatribe tra i due poli, come se la parola potesse indicare di per sé il bene o il male, indipendentemente dai contenuti che porta con sé.
Berlusconi è ad un passo dall'impadronirsi anche dei "saperi delle donne", attraverso una sottile manovra di accreditamento di un movimento femminista di destra che sta cominciando proprio in questi giorni a fare i primi passi, tentando di attribuirsi strumentalmente un patrimonio di "saperi" che sono invece una grande opportunità di e per tutti !
Contrastare intelligentemente questa deriva, senza limitarsi alla pur doverosa opera di resistenza nei singoli punti sottoposti ad attacco, ma cercando di fare di più, di ricostruire un qualche percorso ed orizzonte in grado di rappresentare anche proposte interessanti, attraenti ed al passo con la realtà è non solo imprescindibile, ma di estrema importanza per comprendere quanto già accade, in particolare tra i lavoratori, in specie giovani, tra le persone in genere; per tentare di riguadagnare consensi ad una battaglia di solidarietà, equità e giustizia che sembra aver perso molta dell'attrattiva che pur un tempo non lontano aveva. Sottovalutare questo terreno di duro scontro in nome della prosecuzione del pedissequo e miope inseguimento dell'avversario sul "necessario" terreno della modernità rappresenterebbe la definitiva perdita di contatto con grandi settori delle classi lavoratrici, con tutte le conseguenze politiche immaginabili di azzeramento di ogni opposizione.
Parte del successo di Berlusconi tra i lavoratori, specie giovani, si può infatti anche attribuire allo spregiudicato lancio di un modello di abolizione di tutte le regole, spacciate come opprimenti ostacoli al libero divenire di tutti, dalle imprese ai singoli, alla possibilità di inventarsi il mondo come si vuole, di conquistarsi un posto ed un ruolo come si desidera e così via.
Sul piano mediatico ed a livello di inconscio tutto ciò ha fatto probabilmente leva sul bisogno vero di ciascuno di misurare sé stesso in base alla "realizzazione di sé", specialmente in maniera diversa da quella del proprio padre e della propria madre, quasi preferendo l'assenza di "tutele" per meglio definire il proprio valore.
Evidentemente si agiva e si agisce in un contesto in cui i "valori civici", la solidarietà, il senso del collettivo fino alla stessa idea della "politica", quindi dei vari veicoli di interesse generale come sindacati, partiti ed associazioni, sono termini, concetti, sensazioni prive di interesse se non financo aborriti.
Parziale riprova ne è anche lo stato di apparente disinteresse misurabile tra i giovani lavoratori rispetto alla idea del posto fisso, del lavoro che continuerà in quel posto per decenni ed alla stessa problematica della previdenza, in particolare di quella integrativa.
Stare al centro di questo iato che si è creato tra neo-individualismo e necessità di valori civici, di solidarietà, per tentare di comprendere come ciò sia potuto accadere e come sia possibile recuperare, diventare di nuovo attraenti per tanti, oggi abilmente risucchiati dal gorgo della chimera berlusconiana, è un compito difficile quanto ineludibile, pena la resa incondizionata.
La lotta contro l'abolizione di fatto dell'art.18 dello Statuto e quindi contro la politica del governo in materia di lavoro, occupazione, assistenza è quindi un passo fondamentale per cercare di mettersi in cerca dei punti di reale intercettazione del consenso per ricostruire una vera opposizione e poi una nuova duratura maggioranza sociale.

Di analoga importanza sono anche i terreni della istruzione/formazione, della previdenza, della sanità, del fisco e dell'informazione, su cui si sta parimenti esercitando la furia interventista del governo Berlusconi, mirata a capovolgere ed annullare le poche regole esistenti, sempre in nome della modernità, della libertà, dell'intraprendenza e dell'individualità, con tutti gli ovvi e concreti regali ai più ricchi, mascherati da opportunità alla portata di tutti e comunque sottoposti alla necessaria e virtuosa "competizione".
Lo stato attuale dell'opposizione non consente di nutrire fondate speranze sul vicino inizio di un processo di cambiamento atto ad interpretare la realtà ed a muoversi per iniziare a modificarla, a partire da un sereno riconoscimento di quanto vi sia di inadeguato nei contenuti, nelle persone, nelle modalità di rapporto, nelle formule organizzative e nel contatto con i cittadini.
E' probabilmente necessario immaginare un modo diverso, più attraente per la gente, con analisi e proposte più in grado di comprendere ciò che accade e più adeguate alla ricerca del consenso, di organizzare realtà sociali e politiche di riferimento, in grado di intraprendere con qualche speranza il cammino lungo e difficile di ricostruzione di una solida e duratura maggioranza nel paese, mai più disposta a barattare le regole minime ma fondamentali del comune convivere con un misero piatto di lenticchie, oltretutto virtuali.
Diventa allora essenziale cominciare a riflettere anche su di un diverso modo di organizzare il patto sociale, di immaginare e proporre il nuovo welfare, ad esempio pensando ad un libero percorso individuale in una rete possibile e flessibile, all'offerta di una realizzazione di sè fondata sul fatto nuovo che dalla nascita e quindi dall'appartenenza ad una collettività derivino diritti e doveri esigibili nel tempo, uguali per tutti quelli fondamentali, in relazione alle esigenze del singolo quelli facoltativi; derivi una capitale spendibile come, quando e se si vuole per le proprie esigenze, attraverso veri e propri accordi presi dal singolo con la collettività in merito ai propri percorsi di studio, di lavoro, di inattività. Un capitale reintegrabile ed anche ovviamente esauribile, determinato in modo equo e correlato alle diverse situazioni di partenza del singolo. Ed ancora e conseguentemente, immaginando anche il mondo dell'istruzione e formazione, dell'economia di cura e prossimità, della stessa fiscalità collettiva, incardinati su di un forte e certo contesto di regole comuni indisponibili, orientate ad influenzare sia spazi di lavoro/istruzione/formazione/cura sociale che spazi di inattività, in modo cioè da rendere la propria vita ed i/ proprio/i lavoro/i affrontabili ed organizzabili nel più ampio dispiegamento consentito della libertà individuale.
Ridisegnare il welfare in materia di lavoro presuppone la presenza di uno standard assolutamente accettabile di intervento pubblico universale in materia di istruzione (forte ruolo della scuola pubblica, laica, gratuita ed efficiente con obbligo fino a 18 anni), di formazione (formazione per l'ingresso al lavoro, formazione permanente, formazione per reinserimento), sanità (miglioramento dell'efficienza di un esteso, qualificato e gratuito servizio pubblico nazionale) , previdenza (regole uguali per tutti e per tutti i lavori), fiscalità (progressività dell'imposta che non penalizzi i redditi più bassi); nonché una solida base universale ( per tutti e per tutti i lavori) di diritti minimi inalienabili. Presuppone una forte intelaiatura di un welfare complessivo su cui poggiare la costruzione di una rete possibile e flessibile centrata sulla cittadinanza e sulle opportunità. Niente di tutto questo appare presente nelle idee scaturite recentemente dal dibattito delle forze dell'Ulivo! E' necessario qualcosa di profondamente diverso!
La strumentazione su cui cominciare a riflettere per sostituire l'attuale, dovrebbe avere al centro un reddito di cittadinanza della durata iniziale di tre anni, di 775 euro/mese/netti, corredato da contribuzione figurativa valida ai fini del diritto e della misura della pensione, attribuito a ciascuno cittadino a partire dal compimento dell'obbligo scolastico (o dalla fine di un percorso universitario se in qualche modo anche questo rientrasse in una forma di obbligo), utilizzabile a piacere, per non lavorare e studiare, andare all'estero, fare qualunque cosa, nell'arco della vita fino al conseguimento di una pensione e suscettibile di essere ricostituito e/o incrementato, automaticamente, nella misura di due mesi per ogni anno di lavoro, dipendente ed a tempo pieno effettuato (nel caso di periodi di lavoro autonomo la ricostituzione è a carico del singolo, nel caso di tempo parziale la ricostituzione avviene in percentuale), con un costo a carico della fiscalità generale.
Un tale reddito di cittadinanza dovrebbe sostituire la strumentazione esistente in materia di sostegno al reddito per la disoccupazione. Per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria, collegata ad interruzioni del lavoro conseguenti a motivazioni non dipendenti dalla volontà o dalla responsabilità delle aziende e dei lavoratori, si dovrebbe mantenere la normativa vigente, migliorandone il funzionamento e le causali. Per quanto attiene la cassa integrazione straordinaria, collegata a situazioni di crisi temporanea o strutturale delle aziende, si potrebbe pensare ad una sua razionalizzazione, prevedendo un sostegno al reddito limitato ad un anno, con un contributo mutualistico, generale, a carico delle aziende. L'attuale indennità di mobilità, collegata al licenziamento dei lavoratori in seguito a particolari procedure e causali e/o alla fine di periodi di cassa integrazione che, è bene ricordare, hanno senso in quanto mantengono ancora in vita il rapporto di lavoro tra lavoratori ed aziende, dovrebbe essere confermata, limitata ad un anno, con un contributo aggiuntivo a carico delle aziende che licenziano.
In tutti questi casi si deve prevedere la presenza di una efficiente strumentazione pubblica di offerta di formazione per la riqualificazione dei lavoratori, di offerta di occasioni di reimpiego, unitamente a precisi compiti delle aziende in questione per la ricerca di occasioni di outsourcing.
Per tutti i lavori, dipendenti o a collaborazione, a tempo pieno o parziale, debbono valere le stesse norme e le stesse regole relative ai diritti, alla previdenza, alla sicurezza e quant'altro, ovviamente a partire dalla piena riconferma della necessità di una giusta causa in caso di licenziamento. I cosiddetti contratti a causa mista dovrebbero essere regolati in modo tale che si possa usare solo l'apprendistato da 18 a 24 anni e contratti di inserimento solo per adulti in particolari situazioni critiche di disoccupazione e reinserimento, modulando gli incentivi fiscali di queste due forme di lavoro soltanto in relazione alla effettiva formazione effettuata e riconosciuta.

Due milioni di disoccupati di cui solo un terzo usufruisce di sostegno al reddito e per massimo di sei mesi e solo il 10% di formazione, di cui un milione sono sotto i 24 anni e di questi solo un quarto usufruisce di formazione o istruzione; migliaia di pretesi collaboratori coordinati e continuativi senza regole e norme; più di un milione e mezzo di lavoratori in nero; violazioni continue delle norme contrattuali; aumento terribile degli infortuni sul lavoro (basti solo pensare che solo in edilizia la media giornaliera di infortuni mortali è superiore ad 1!); sono una realtà che non può continuare ad essere rimossa e per affrontarla c'è bisogno di un notevole salto di qualità rispetto a quanto fatto nel recente passato e di una intelligente strategia di ricostruzione di un vasto accordo tra la gente.

Una società con un patto sociale così rifondato può consentire ad un giovane di scegliere un suo percorso di studio/lavoro/formazione potendo contare su un capitale di rischio da spendere e su regole di collettive ed indisponibile difesa dei diritti minimi, quelle stesse che, assieme alla sua storia lavorativa, contributiva e scolastica già vissuta, possono permettere ad un lavoratore anziano o ad una casalinga di potersi ritirare dal lavoro con tranquillità e di potersi ancora identificare con altre attività, consone e facilmente individuabili e percorribili.

Una società in cui tanto più si possono esercitare queste libertà individuali, quanto più esiste ed è solido l'insieme delle regole dello stare insieme.
Insomma l'esatto contrario di quanto spaccia Berlusconi, e quindi una reale proposta di innalzamento delle libertà e dei diritti con modalità attraenti ed eque per tutti.
Per un compito del genere c'è bisogno di idee e di riflessione, di impegno e di entusiasmo e non ci sono scorciatoie.

Tra i tanti attori possibili, vecchi e nuovi, di questa fase di obbligata rinascita del pensiero e di riorganizzazione delle stesse istituzioni, anche il Movimento Ecologista, se vuole rappresentare anche solo un piccolo e modesto tassello di tale immenso lavoro, non può che avere un'unica ambizione, quella di voler tentare di interpretare, con la lente della eco-sostenibilità, ciò che sta accadendo, per cominciare a proporre ed ad agire quello che si può e deve fare per contrastarlo.
Per riuscirci non c'è che da mettersi alla prova, a partire dallo sforzo di raggiungere le persone e scoprire insieme come e cosa fare.

Cosa rappresenta la Delega sul mercato del lavoro e perché è bene non sottovalutare l'attacco all'art.18

1 - di per sé è già la negazione di ogni concertazione, di ogni confronto tra governo e parti sociali, da respingere quindi anche nel metodo.
2 - l'ampiezza della materia oggetto della delega e l'importanza dei singoli temi (collocamento, intermediazione di mano d'opera, incentivi all'occupazione, ammortizzatori sociali, contratti a contenuto formativo, orario, part-time, tempo determinato e collaborazione, attacco all'art. 18, eccesso di espansione dell'arbitrato, attacco alla contrattazione collettiva) danno bene l'idea della profondità degli effetti attesi nel senso dello stravolgimento delle regole attuali di tutela del lavoro e rappresentano infatti anche lo stravolgimento di normative esistenti ( la stessa l.300/70, il divieto di intermediazione di manodopera etc.) e di indirizzi comuni delle parti sociali già elaborati e da recepire, come ad es. su orario e part-time.

Quali gli aspetti più importanti

· Art.1 : destrutturazione completa di ogni ruolo del collocamento pubblico, ampliamento delle attività delle società di lavoro interinale e coinvolgimento in questo degli organismi paritetici sindacali, con l'ovvio scopo di rottura dei rapporti tra i sindacati, abrogazione del divieto di interposizione di manodopera.
· Art.3 : riorganizzazione degli strumenti di sostegno al reddito in base al criterio guida di allargare indiscriminatamente la platea, abbassare l'entità dello strumento, non investire risorse aggiuntive, ma mirare anzi al risparmio.
· Art.5 : finanziare inserimento e reinserimento in azienda attraverso la decontribuzione dei contratti di formazione e lavoro, senza garanzia della formazione e con l'abbassamento delle tutele per i lavoratori.
· Artt. 6 e 7 : ridiscussione delle norme esistenti in materia di orario e tempo parziale.

· Art.10 : sospensione per quattro anni prorogabili della validità di quanto contenuto nell'art.18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori relativamente alla possibilità di reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa e quindi previsione della esclusiva forma del risarcimento, nei casi di emersione dal nero, trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato,


· crescita dell'organico aziendale oltre i 15 dipendenti. In ogni caso la norma approfondisce la disparità tra le parti del contratto, l'imprenditore ed il lavoratore, consentendo al primo di far crescere a dismisura la categoria dei licenziabili senza motivo attraverso l'assunzione a tempo determinato e la successiva eventuale trasformazione a tempo indeterminato, aumentando il potere di ricatto nei confronti di qualunque giusta protesta del lavoratore od esercizio delle riconosciute attività sindacali aziendali od altro.
· Art.12 : abolizione del divieto di sottoporre ad arbitrato controversie aventi ad oggetto diritti dei lavoratori derivanti da leggi o contratti collettivi, con impugnabilità del lodo soltanto per vizi di forma.

Che fare?

A - Necessità di definizione di una unica linea di risposta da parte dell'opposizione, in stretto coordinamento con l'azione sindacale, nella convinzione che si tratti non solo di respingere il pesante attacco, ma anche di comprenderne a fondo il pericolo per poter iniziare ad elaborare una strategia attiva di coinvolgimento dei giovani e dei lavoratori nella ricostruzione di norme che allarghino le tutele a quanti non ne sono già oggi coperti, modifichino lo stesso concetto di "tutela" coniugandolo con le garanzie da trovare per consentire lo svolgimento di più e diversi lavori nell'arco della vita, in stretto rapporto con azioni reali e mirate di formazione etc
B - Necessità della diffusione di incontri con giovani, con lavoratori e lavoratrici, con persone in genere, per tentare di comprendere i motivi della rottura del nesso individuo-società e ricostruire i legami tra le attuali forme di neo-idividualismo e la riconferma dei più importanti valori civici, come solidarietà, senso della collettività, equità, giustizia e via dicendo, nella convinzione ( da esportare) che solo su questi si possa articolare la sostenibilità dello sviluppo sociale ed economico.


Come proseguire

Scambiarci le idee in materia, approfondire, criticare, stravolgere, individuare percorsi e persone da coinvolgere, comunicare a stretto giro di e-mail o altro per arricchire il risultato, fare di questa materia come di altre un veicolo di rapporto e di costruzione nel merito di aggregazione e di idee.

Per un inizio di dibattito e per cercare anche di capire assieme come meglio muoversi potete fare riferimento a: r.varanini@filleacgil.it