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Relazione di Massimo Scalia al Seminario del Coordinamento nazionale del Movimento Ecologista

Roma, 15 giugno 2002, Casa S. Bernardo

1.
Tira vento di destra in Europa. L’esempio di Spagna e Italia è stato seguito da Olanda e Francia e si può guardare solo con preoccupazione alla situazione tedesca. Che cos’è che va storto nelle sinistre, nelle esperienze di governo di centrosinistra? Sarebbe puerile una risposta che riducesse il tutto a: “fare cose di sinistra”. Anche se questo è un problema, si è visto, per restare alle battute, quanto abbia giovato a Jospin il suo impegno sulle 35 ore. Quali allora i problemi?
Si potrebbe rilevare che, in ultima analisi, la presenza di 13 governi di centrosinistra che caratterizzava pochi anni fa il quadro politico europeo era una vera novità. I governi delle socialdemocrazie nordeuropee sono sempre stati una sorta di lusso: sinistre, movimento dei lavoratori, movimenti di emancipazione hanno ottenuto democrazia e diritti contro fascismi e liberismi, ma le prove di gestione e di governo sono state a tutt’oggi sostanzialmente limitate.
Si può ancora osservare che la cultura politica delle sinistre non riesce più a trovare quei toni, quegli “alti”, che per gran parte del 900 hanno infiammato cuori ed esaltato ragioni. Ma questo, se è un aspetto che rimanda all’identificazione di idee-forza, di nuovi paradigmi, obbliga anche alla considerazione delle nuove realtà sociali.
Infatti, ancora 30 anni fa si parlava delle società “2/3 , 1/3”, quantificando appunto in un terzo gli esclusi o quanti avessero ragioni mobilitanti di profonda insoddisfazione sociale. In Italia si metteva alla berlina l’idea della società come “colonna marciante”, che in qualche modo consentiva a tutti di non staccarsi; si riteneva possibile, in modo dichiarato, anche troppo, da parte di un’esigua ma assai combattiva minoranza, modificare drasticamente le regole dello stato borghese, ed erano ampi i settori sociali e politici non disposti ad accettare tutte le compatibilità del sistema. Oggi sono evidenti a tutti le profonde modificazioni - per fare un solo esempio dovremmo parlare di società 7/8, 1/8 - e le articolazioni delle attuali società. Probabilmente rimane sostanzialmente costante la percentuale degli “impegnati”, dei motivati: ma i meandri della società complessa non consentono di far emergere aspetti unificanti, grandi ideali e grandi valori fungibili, in un contesto di relazioni e di relativismi che, perdonatemi il luogo comune, ha però per davvero la struttura di una rete con simplessi e gerarchie.
E qui, ritorniamo all’intuizione, che ci siamo dati come certezza, del punto di vista innovativo dell’ecologismo, di un nuovo sistema di valori che include centralmente la biosfera come tributaria di un principio di responsabilità, e quindi di nuovi aspetti morali. E delle nuove proposte economiche politiche e sociali, e dei diritti e delle libertà nella rivalutazione della persona, dell’individuo come soggetto della responsabilità e, al tempo stesso, pietra angolare nella costruzione, appunto, dell’universo dei diritti. Abbiamo la convinzione che la lente “ecologista”
ha un alto potere risolutivo nel decifrare i problemi delle nostre società, condizione necessaria per costruire le risposte più adeguate alle domande vecchie e nuove che emergono.
Insomma, non credo sia presunzione sostenere che ai riformismi illanguiditi, al disorientamento culturale e politico che fa piegare le sinistre europee, come le infauste canne deleddiane, al vento delle destre dobbiamo rimproverare e proporre sempre la stessa cosa: troppo basso, se non assente, il tasso di ecologismo nei programmi, nelle parole d’ordine, in una visione del mondo in cui si richiamano scienza, intelligenza e morale a nuove sfide. E’ quest’ultima sottolineatura, ritengo, la via più feconda per un ripensamento, anche dell’ecologismo, dopo l’11 settembre: la consapevolezza piena del difficile crinale sul quale si muove la proposta ecologista, che viene rovinosamente sbalzata sia dalla rinuncia all’intelligente radicalità che la deve animare sia da un estremismo snaturante e irrilevante nella sua capacità di incidere.

2.
La buona tenuta, o , se preferiamo, il discreto successo del centrosinistra al test elettorale contiene in sé un rischio, probabilmente una quasi certezza: che i partiti della coalizione, ringalluzziti dai risultati – che, en passant, non hanno avuto affatto una distribuzione uniforme - continuino nella pessima strada seguita: bisticciare per l’egemonia, i due più grossi con il controcanto di Rifondazione, o per far notare, i più piccoli, la loro esistenza, senza dar mano a un programma comune. Soprattutto senza far vivere e radicare la realtà politica della coalizione in tutto il Paese. Probabilmente non ci sarà poi, nel recinto della politica, neanche il governo ombra, un portavoce parlamentare comune o un qualche momento federativo.
Questi rischi li avvertiamo palpabilmente: sono quelli che ci rendono autocritici rispetto al, peraltro voluto, ottimismo “ulivista” con il quale si è segnata la nostra iniziale proposta. Questi rischi, insieme ad un’analisi più articolata dello stato presente di queste forze politiche, riconfermano la nostra sostanziale alterità anche rispetto ai partiti della nostra coalizione: che cosa mai si potrebbe fare dentro questi partiti? E riconfermano la scelta di un movimento ecologista della coalizione e nella coalizione, con gli impegnativi obiettivi che ci eravamo prefissi e con la tormentosa domanda.
“saremo adeguati?”
Beh, una prima risposta possiamo e dobbiamo darcela sinceramente. No, in questi mesi non siamo stati adeguati.
Diversi i motivi. Troppe incertezze, da rasentare quasi scarso coraggio, in alcuni di coloro da cui molto ci si aspettava, perché sembravano aver aderito di buon grado e con convinzione: meglio un low profile, è stato il motto. Anzi così low da essere quasi sottomarino. Non convince il progetto nel suo insieme, ci sono significative modifiche da apportare? Siamo qui per discuterne.
Non siamo riusciti a dare un’estensione completamente nazionale al Movimento. Assai poco presenti complessivamente al Nord, anche se in Piemonte si stanno aprendo prospettive interessanti, se in Lombardia ci sono rilevanti potenzialità e in Emilia alcuni punti di validissima presenza. Discretamente robusti nel Lazio, ma molto al di sotto delle possibilità se si pensa ai centottanta che parteciparono all’assemblea romana o ad alcune affollate iniziative promosse dai più vecchi tra i “ragazzi di via Vicenza”. Discretamente robusti anche in Campania, dove, particolare piccolo ma non trascurabile, una lista “farfalla” intestata al Movimento ecologista ha preso, nel paese di Cardito, 800 voti, pari al 6%, e un consigliere, pure in presenza dei Verdi (299 voti, nessun consigliere).E, approfittando di questa piccola parentesi elettorale - ma interverrà poi più ampiamente Lino su questi aspetti – anche a Cuneo e a Grugliasco, in Piemonte, hanno ottenuto ottimi risultati liste “tirate”da nostri vecchi amici e assai in feeling con i nostri ragionamenti. Presenti, seppure al minimo, anche in Calabria e in Sicilia, ma con alcune buone possibilità di lavoro.
Abbiamo fatto poco: assai meno di quanto avremmo potuto. Basti pensare che per la “giornata della Terra” siamo stati presenti con una trentina di iniziative in varie città: una capacità di mobilitazione non irrilevante, se confrontata con un appello di Rutelli che non molti giorni dopo proponeva “cento piazze per l’Ulivo”. E sarebbe ingiusto non tener conto di tante energie e tante disponibilità generose che hanno reso possibili incontri e manifestazioni.
C’è, a mio modo di vedere, un denominatore comune per i diversi motivi che elencavo: una carenza di motivazione. E questo non suoni, per chi si è più impegnato, come il famoso “cornuto e razziato”.
Una mancanza di motivazione che assume talora le vesti dell’esigenza di visibilità a livello nazionale, che si nutre di dubbi sulle prospettive (ma allora i Ds? La Margherita? Rifondazione? ecc), che vorrebbe grandi capacità creative e innovative o magari un leader maximo che ci portasse tutti “nelle divine plaghe della luce”.
Forse è opportuno ripeterci che sapevamo a priori che è duro e difficile costruire un movimento politico, che non nasca cioè da una domanda, in senso lato sociale, fortemente sentita. Ancor più difficile o ambizioso costruirlo nella prospettiva di portare un contributo che vale a una coalizione che, per volontà o incapacità dei segretari di partito, dopo un anno dalla sconfitta ancora non decolla. Né poi si possono pretendere per noi stessi caratteristiche, quali la visibilità o la creatività, che attengono a una “massa critica”, non so dirlo meglio, che il nostro movimento non ha ancora raggiunto e che, quando la raggiunga, saranno da spendere non per rassicurare i nostri cuoricini, ma per un ulteriore sviluppo. Quanto al leader, non mi meraviglia una richiesta in qualche modo contrapposta al clima ancor recente dello spontaneismo girotondista: ma non siamo noi quelli che volevano innanzitutto rilanciare una capacità collettiva del far politica?
Non ci sono scorciatoie. Non c’è, forse non c’è mai stato, un superenalotto della politica. Credo che dobbiamo, almeno in questa prima fase, esser paghi di avere delle idee, delle proposte, una concezione generale del mondo che non soffre delle asfissie o delle clamorose incongruenze, nell’applicazione politica, delle vecchie e ancora dominanti ideologie dell’800: quella ecologista.
Certe volte mi vien proprio da chiedere, guardando in casa, ai partiti della nostra coalizione: “ma quali motivazioni riescono a trovare i militanti - e, badate, sono ancora tanti - che pure con generosità si impegnano fere cotidie?” Si, certo, di militanti sto parlando, e in una sede propria,
perché come definireste persone disposte a passare un sabato splendente come è quello di oggi in un seminario di riflessione politica?

3.
La domanda vera che abbiamo davanti è, io credo, “saremo adeguati?”. O, forse più impietosamente precisa: “Ci va di andare avanti fino a verificare se siamo adeguati e che cosa riusciamo a mettere in gioco ?”.
Solo alcuni brevi flash per cercare di costruire insieme una risposta.
Sul piano politico molte critiche possono essere mosse, e sono state mosse con argomentazioni perspicue – penso ad es. a quelle portate da Ferraioli e da Sylos Labini – alla natura del governo Berlusconi e alla insidie che la sua filosofia e i suoi provvedimenti concreti comportano per il quadro generale della democrazia, della sottomissione dei poteri a quello esecutivo, dei diritti. Condivido gran parte di quegli argomenti. Vorrei però che il centrosinistra non commettesse l’errore di trasformare la critica in demonizzazione, cioè in sottovalutazione dell’avversario. Personalmente ritengo, senza la necessità di dovermi pronunciare sulle sue capacità politico-comunicative, che Berlusconi e il suo governo abbiano sbagliato ben poco, ovviamente dal punto di vista degli obiettivi che perseguono e del consenso che cercano. O abbiano sbagliato meno della nostra coalizione, che è poi quello che conta. Avendo ben presente ciò, mi pare per davvero necessario che, soprattutto in molte battaglie parlamentari, a cominciare dai lineamenti fondamentali delle politiche economiche, la si smetta con improprie tendenze bipartisan che insinuano il sospetto non di un “senso di responsabilità”, peraltro malriposto, ma di condivisione del merito.
Questa attenzione alla politica e alle sue sedi istituzionali e decisionali, del tutto propria per un movimento come il nostro, mi permette di sottolineare un altro aspetto. E’ nostro compito organizzarci attorno a tematiche e obiettivi che forniscano il massimo di aggregazione e di possibile crescita del Movimento Ecologista, ma questo non esaurisce, purtroppo, i nostri impegni. Se infatti ci limitassimo ad essere una pur seria e competente lobby politico-culturale, che attraverso seminari, studi e convegni cerca di influire sulla coalizione del centrosinistra e, più in generale sulle decisioni politiche, resta aperta la questione dell’efficacia. Anni di esperienza parlamentare ci hanno infatti mostrato come, anche quando sostenevamo la maggioranza e avevamo esponenti ecologisti nel governo, avendo anche una buona credibilità, solo con estrema difficoltà, sempre sul crinale della pressione che non scade in ricatto, siamo, e non sempre, riusciti a ottenere una parte di quel che volevamo. Un episodio per tutti, che Gianni ama spesso ricordare: nell’ultima finanziaria dell’ Ulivo, nonostante incontri che avemmo con i ministri competenti, le assicurazioni, le pagine di documenti oltre 15mila mld vennero stanziati a pioggia all’insegna del “restituire i soldi ai cittadini”, in contrasto con le diverse e più serie proposte, e probabilmente anche elettoralmente più efficaci, che avevamo avanzato. Come ritenere allora di raggiungere un’efficacia maggiore
senza neanche una rappresentanza istituzionale, ma come pura lobby ecologista, alla quale certo non si negherebbe, mettiamo, di costruire una proposta di legge da disattendere poi con tranquilla coscienza?
No, il lavoro da lobby cultural-politica è necessario per molti importanti motivi, non ultimo anche quello di una migliore definizione delle finalità del movimento, ma non ne esaurisce i modi della presenza e della capacità di aggregazione. E poi,ritornando alle ragioni dell’efficacia,
non possiamo fingere di non sapere, come peraltro ci ricordarono all’Assemblea di novembre entrambi i leader del ticket, che un movimento politico viene giudicato sulla base dei suoi apporti
elettorali alla coalizione. I tuoi esponenti potranno anche essere dei Nobel, ma quanti voti portano?
Logica in parte brutale, mai applicata quando si candidano burocrati con meriti di partito, ma che, dal punto di vista del movimento si ribalta in una sfida che abbiamo fin dall’inizio accettato: crescere in modo tale da poter essere significativamente presenti nelle competizioni elettorali con candidati del Movimento Ecologista, in modo da portare nelle istituzioni, nei luoghi delle decisioni politiche quel punto di vista e quelle proposte.
Credo che anche su questo punto dobbiamo rassicurarci ed esprimere con nettezza questa volontà.
E in corrispondenza a questa chiarezza, darci un sistema di responsabilità da assumere, di iniziative da gestire, di organizzazione insomma, che sia almeno a livello di una lobby politico-culturale!
Sotto questo aspetto credo che compito di questo seminario sia anche quello di selezionare temati-che e potenziali obiettivi da proporre, con un buon livello di istruzione, all’Assemblea Nazionale di ottobre, istituendo qui dei gruppi di lavoro con dei responsabili.
Sulla base di quello che abbiamo fatto in questi mesi, e si, perché poi qualcosa si è fatto, potremmo individuare, per i gruppi di lavoro, questi temi:

  1. Proposte di politica economica e diritti di cittadinanza. Un obbiettivo, che si è già iniziato a discutere, è la realizzazione di una “Cernobbio” ecologista, un confronto cioè con impren- ditori, economisti, sindacalisti e politici sulle proposte per una società sostenibile;
  2. Politiche dell’accoglienza. Un obiettivo, che ha alle sue spalle mozioni dei consigli comunali di alcuni grandi città italiane, ed ha già avuto anche delle applicazioni, è il diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari residenti da tot anni;
  3. Politiche per una “giustizia buona”. Due obiettivi, due battaglie: una perché nella costitu- zione europea si parta dalla definizione dei diritti fondamentali dell’individuo come base per la legittimazione dei poteri; l’altra per l’introduzione del difensore civico nelle carceri;
  4. Politiche per l’ambiente. Obiettivi: informazione e battaglia su due opere pubbliche vistosamente inutili,con forte spesa del contribuente: il ponte sullo Stretto, l’autostrada tirrenica; l’inibizione al mercato italiano degli OGM; l’affermazione del principio di precauzione a partire dall’inquinamento elettromagnetico.

Credo poi che sia possibile anche mettere a punto una proposta per una campagna che esemplifichi gli aspetti iniqui della globalizzazione e i compromessi e le amnesie della “guerra del XXI secolo” sul caso Sudan e un’altra proposta sulla gigantesca questione dell’Uranio impoverito.
Ringraziando chi in questi mesi ha consentito il funzionamento di una sede nazionale, rammento che accanto agli altri gruppi di lavoro è fondamentale istituire, con relativo responsabile, quello che si occuperà della campagna di adesioni per l’Assemblea Nazionale.

 

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