|
Care amiche e cari amici,
nellaprire questassemblea a nome di coloro che lhanno
promossa è con vero affetto che saluto tutti voi, che avete
deciso di essere presenti, ma anche i tanti che avrebbero voluto
essere con noi e che, soprattutto per motivi di lontananza, non
possono essere qui.
Per parecchi di noi è una strada che ebbe inizio con ripartire
da subito, lappello che lanciammo allindomani
della sconfitta alle elezioni regionali per una riscossa del centrosinistra.
Pure quellappello, quasi un samizdat quanto a diffusione,indicava
un percorso giusto e motivò molti di noi a una partecipazione
per davvero militante alla campagna dellUlivo per le elezioni
politiche. E andata come tutti sappiamo, ma oggi siamo qui
di fronte a un nuovo cammino, per chiederci se ne saremo allaltezza,
per decidere se lo vogliamo intraprendere.
Oggi, a Roma, si svolgono due altre manifestazioni: potremmo a
ragione dire che il nostro stare qui deriva da una convocazione
proposta di gran lunga prima delle altre due,ma diciamo con nettezza
i motivi, in positivo, che ci fanno preferire di essere qui.
Non avremmo certo mai partecipato a una manifestazione, che adilà
della retorica delle bandiere e aldilà del ritardo, rispetto
allintento con cui è stata indetta, viene coralmente
valutata dalle forze dellUlivo e dai militanti e dagli elettori
come una forzatura che tende a spaccare il Paese, in una rincorsa
che suona un po da anni 50, quasi che poi ci dovessimo far
perdonare la Perugia-Assisi.
Ma anche la manifestazione no global non ci convince. Innanzitutto
e soprattutto per il ridursi, per limmiserirsi di questo evento
sulle sole componenti più, come dire, militanti. E poi per
il motivo di questo re-stringimento, ladozione cioè
di comportamenti e parole dordine che ricordano più
antichi riti anticapitalistici che non le tematiche e le proposte
che hanno unito Seattle e Porto Alegre.
E crediamo sia un nostro impegno contribuire a che il movimento
abbia quellampiezza e quella ricchezza che ha attratto molti
giovani in tutto il mondo e lo ha reso capace, in molte occasioni,
di parlare efficacemente allopinione pubblica ponendo allordine
del giorno le questioni cruciali per gli uomini e per il pianeta.
Perché un Movimento Ecologista?Ne abbiamo discusso in questi
mesi in tanti incontri, non solo a Roma, ma un po in tutte
le regioni. Incontri che in diverse situazioni sono stati densi
di presenze,di interrogativi ma anche di tenace volontà di
tentare,di affron- tare la sfida. Eh sì, perché questo
è il primo punto.
La consapevolezza dellenorme spazio politico-culturale che
è davanti a chi vuole confrontarsi con le trasformazioni
sociali ed economiche e cercare di dare risposte adeguate ai bisogni
emergenti, così come alle tradizionali domande delle aree
marginali e degli strati deboli.
La consapevolezza che questo spazio può divenire spazio di
aggregazione e di crescita se la lettura dei problemi delle nostre
società, complesse, la facciamo con la lente verde,
col pensare globalmente dellecologismo. La consapevolezza
che questo spazio non è affatto tutto occupato da quelle
che nel linguaggio politicista-ortopedista, vengono ormai definite
le due gambe dellUlivo. Anzi.
La consapevolezza, infine, della necessità di costruire
una forza adeguata ai formidabili compiti sul piano interno e internazionale.
Un movimento politico allora,un Movimento Ecologista e non un partitino.
Un soggetto politico che abbia la forza e lampiezza delle
culture, delle risorse, delle esperienze e delle intelligenze a
sostanziale inclinazione ambientalista presenti nellUlivo
e nelle sinistre.
Un Movimento politicoEcologista con una robusta e moderna identità,
organizzato in forma autonoma dai partiti e in modo innovativo,
aperto alla partecipazione di cittadini con esperienze e culture,
appunto, diverse. Cè solo da chiedersi, non può
non venire in mente la parabola della messe e dei falciatori, se
si potrà essere allaltezza di un tale progetto. Se
noi vorremo e saremo allaltezza.
Ma non voglio ripetere quello che abbiamo scritto nel documento/appello
con cui abbiamo promosso questa Assemblea, e che, peraltro, trovate
puntualmente nelle cartelline. Trovate, con modica spesa.
Se vogliamo condensare in slogan quellappello, è presto
fatto: Ambiente,Ulivo, Diritti e Libertà.
Ma forse, se guardo a voi presenti, basta dire: riprendiamo la
politica, riprendiamola sul registro alto, come solo avviene quando
sono i cittadini a reclamare la loro partecipazione, il loro voler
contare. Piuttosto, davanti allAssemblea è il problema
del che fare?.
Vogliamo intraprendere il cammino che costruisce in grande unità
il Movimento Ecologista, che nellautonomia dai partiti lo
renda un soggetto credibile ed efficace? Vogliamo impegnarci nel
dar vita a un forza ambientalista essenziale nelliniziativa
politica dellUlivo e delle sinistre,un interlocutore di primo
piano nel dialogo tra questi partiti e la società? Una forza
che allinsegna dello sviluppo sostenibile sia in grado di
affrontare i grandi temi delle società moderne: dai nuovi
stili di vita alla democrazia economica,dallinnovazione tecnologica
ai confini della ricerca scientifica,dai diritti di cittadinanza
alla convivenza delle diversità?
Lo sappiamo, può sembrare arduo, ma per tutti noi vale il
garbato ottimismo di Massimo Troisi: Ricominciare da tre.
Noi, i promotori dellAssemblea, pensiamo di proporvi e di
proporci un percorso di radicamento nel territorio e nella società:
iniziative e battaglie ambientaliste, convegni sulle città
e su alcuni dei grandi temi che prima elencavo in modo da cimentare
elaborazione, proposta e pratica politica, costruzione di una rete
di informazione e, per non giocare troppo col virtuale e con limmaterialità,
perché non pensare,là dove le condizioni lo rendano
possibile, mettendo insieme disponibilità, risorse e un po
di sano volontariato, a mettere su delle sedi fisiche per preparare
iniziative, informare i cittadini e chiamarli a discutere,per incontrarli
ed incontrarci?
Sulla base di questo lavoro, di questa impresa collettiva convocare
entro la primavera unAssemblea nazionale non più di
lancio, se mi consentite, come questa, ma per decidere la
costituzione vera e propria del Movimento Ecologista.
Ma su questo percorso grava il massacro dell11 settembre
e la guerra. Cento discussioni accalorate, accesissime, riflessioni,
dubbi e incertezze: così abbiamo vissuto queste settimane
e sarebbe inaccettabile che in una sede come questa non ne parlassimo,
non tentassimo delle sintesi e, nella piena coscienza del poco che
siamo, anche di avanzare proposte, contribuire alle prospettive,oggi
difficili e aspre,di coniugare la lotta al terrorismo con scenari
di pace. Noi stessi, nella preparazione di questa Assemblea abbiamo
provato a ragionare insieme, a costruire schemi di analisi, ad abbozzare
proposte. Alcune riflessioni sono state riassunte nel breve testo
che trovate in cartel- lina, ben consci che è sospeso sopra
di noi un periodo di buio che vogliamo e speriamo che, insieme a
tanti altri, in tante altre parti del mondo,rius ciamo a diradare.
Consapevoli che nel perimetro dellecologismo sono legittime
sia le posizioni di pacifismo assoluto che quelle, per intenderci,
alla Cohn- Bendit o alla Joschka Fischer.
Abbiamo seguito questo percorso che vogliamo rappresentare allAssem-
blea.
Abbiamo visto con favore le prime mosse dellAmministrazione
americana che rovesciavano completamente una politica estera che
fino allora era stata condotta allinsegna dellunilateralismo
o della dottrina Monroe, che si trattasse del non ratificare i protocolli
di Kyoto o altre importanti convenzioni internazionali, dello scudo
spaziale o del conflitto tra Israele e Palestina. Abbiamo condiviso
lobiettivo iniziale: assicurare alla giustizia Bin Laden,
la sua organizzazione terroristica e chiunque avesse avuto responsabilità
nellattacco alle Torri e al Pentagono. Poi obiettivo e strategia
sono cambiati. Esponenti di rilievo del Governo statunitense, a
partire dal Ministro della Difesa, hanno espresso addirittura scetticismo
sulla reale possibilità di catturare Bin Laden . E i bombardamenti
sono diventati una guerra contro il governo dei Talebani , una guerra
contro lAfganistan.
Questo cambiamento di strategia e di obiettivi, dovuto tra laltro
a una forte ed estesa domanda dei cittadini statunitensi, si rileva
però inefficace nella lotta contro il terrorismo, acuendo
al contrario risentimenti e instabilità nelle popolazioni
e nei Paesi dellIslam. Questo cambiamento di strategia e di
obiettivi, aldilà degli aspetti controproducenti nella lotta
contro il terrorismo,rilevati peraltro anche da commentatori politici
non certo ostili a Bush, genera una guerra della quale non possiamo
certo considerare effetto collaterale la catastrofe
che si profila per centinaia di migliaia di profughi afgani, in
fuga dalle operazioni militari e di fronte alla prospettiva della
fame e del freddo. Sarebbe un cinismo inaccettabile. Alla gravità
di questa situazione ci richiamano meritorie associazioni internazionali,
Amnesty International, Medici senza frontiere, Emergency di Gino
Strada,che hanno fatto pervenire a questa nostra Assemblea il segno
della loro attenzione. A questo chiede di far fronte Mary Robinson
, responsabile del NUHCR.
Siamo profondamente preoccupati. Riteniamo che con un grandissima
mobilitazione di risorse, di finanziamenti, di organizzazione, e
proprio a partire dallUnione Europea, si possa se non completamente
evitare almeno drasticamente ridurre la portata di questa incombente
tragedia. Lo richiede la stessa umana comprensione, lo stesso umano
dolore che ci fa condannare i responsabili dell11 settembre,
della strage inattesa di vittime innocenti, perché la catastrofe
annunciata, grandi sofferenze e altri morti innocenti siano evitate.
Siamo convinti che questo intervento umanitario possa rappresentare
un punto di svolta nei difficili e contrastati rapporti con i popoli
e i Paesi dellIslam, conferendo inoltre ad uniniziativa
integrata e coesa della UE quel ruolo primario che oggi neanche
si intravede. Siamo anche convinti che un impegno dellUnione
Europea, e in essa dellItalia, di tali caratteristiche e di
tali dimensioni potrebbe risultare determinante anche per avviare
a soluzione il conflitto tra israeliani e palestinesi, nella sicurezza
di Israele e nel riconoscimento e nella realizzazione di uno stato
palestinese Pensiamo che questa nostra Assemblea debba chiedere
innanzitutto alle forze dellUlivo e delle sinistre,ma al Parlamento
e al Governo tutti, questoimpegno del nostro Paese nellUnione
Europea. Perché diventi impegno della stessa Unione Europea.
Ma vogliamo anche dire con grande chiarezza che questa enorme impresa
a favore dei profughi afgani, coordinata dal NUHCR, esigela contestuale
sospensione dei bombardamenti per consentire lefficacia di
un tale doveroso intervento umanitario. E chiediamo che lAssemblea
nazionale si pronunci in tal senso.
Vorrei terminare con queste ultime considerazioni, sempre a nome
mioe dei promotori di questAssemblea.
Si sta diffondendo anche nellopinione pubblica che motivazione
non secondaria delliniziativa militare e delle alleanze politiche
di oggi,sia, oltre alla repressione del terrorismo, il garantire
flussi e prezzi delle materie prime energetiche, petrolio in testa.
E questo è un elemento assai importante di una convinzione
più ampia, e cioè che sui tempi medi e lunghi strumento
efficace per battere alla radice il terrorismo, e, più in
generale, per rimuovere le condizioni che lo rendono possibile,
è proprio lo sviluppo sostenibile,quel modello cioè
che gli ecologisti di tutto il mondo propugnano da circa ventanni.
Esso è infatti una risposta matura ai danni della crescita
economica, intesa come fatto meramente quantitativo, danni che diventano
enormi quando il 20% dellumanità possiede l80%
delle risorse e sullaltro 80% si riversano scarsità,
fame, incalcolabili epidemie e condizioni di vita inumane.
Grazie e buon lavoro a tutti noi
|