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La questione ambientale ha assunto una centralità sempre
maggiore nella sensibilità collettiva e nellagenda
politica nazionale e internazionale. La questione ambientale non
può più essere ridotta a una nicchia ecologica né
a un mero problema di tutela della natura. Essa comporta, invece,
la promozione di uno sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile:
e, dunque, uneconomia ecoefficiente, un mercato adeguatamente
regolato, un lavoro più consapevole e qualificato in una
società più libera e più giusta. Lambientalismo
la critica, il movimento, il programma, la cultura
è riuscito, nellarco di poco più di trentanni,
a passare dalla denuncia di Primavere silenziose al
percorso Rio de JaneiroKyoto; un percorso che segna incontrovertibilmente
- e a partire dalleffetto serra, dal buco dellozono,
dalla desertificazione, dalla riduzione della diversità biologica
- il delinearsi di un conflitto che coinvolge centinaia di governi
in tutto il mondo. Sono stati messi in discussione il modo di produrre
e di consumare, le forme dellinnovazione tecnologica e i possibili
salti di fase nei processi produttivi ed economico-sociali per i
grandi paesi in via di sviluppo; e limpatto delle attività
industriali dei paesi avanzati e i loro egoismi impongono
il tema della sostenibilità dello sviluppo come riferimento
ineludibile e formalmente da tutti accettato.
Il pensare globalmente è stato lanticipazione
di quella globalizzazione che oggi le grandi potenze vorrebbero
imporre come pensiero unico e meccanismo di riduzione
del cittadino a consumatore. Contro tutto questo, il pensiero globale
ambientalista ha proposto tre fondamentali strumenti di analisi
e di critica: la valorizzazione delle risorse locali; lincremento
della produttività delle risorse contrapposta allimperativo
dellaumento della produttività del lavoro; il vincolo
ambientale come consapevolezza dei limiti fisici e sociali dello
sviluppo. Più in generale, lidea di ecosostenibilità
si è dimostrata una base solidissima per fare fronte alle
perversioni della globalizzazione, ottenendo alcuni significativi
successi. Fino a informare le agende dei vari G8 e una componente
rilevante del movimento di contestazione; movimento che, da Seattle
in poi, ha attivato, in modo prima impensabile, la sensibilità
dellopinione pubblica e lazione politica, animando il
desiderio di partecipazione di una parte significativa delle giovani
generazioni.Ma, nonostante tutto questo, la crisi ambientale globale,
a dieci anni da Rio de Janeiro, sta precipitando verso un punto
di non ritorno, proprio perché le decisioni e le politiche
radicali che andrebbero perseguite, vengono eluse o rinviate. Questa
condizione di stallo contribuisce a intrecciare la crisi ambientale
a quella sociale e politica, i cui elementi dominanti sono lacuirsi
del divario tra i più ricchi e i più poveri e la crescente
concentrazione del potere politico e militare, oltre che economico
e finanziario. Ed è proprio la percezione del combinarsi
perverso di queste crisi e dello stato di incertezza e, talvolta,
di angoscia, determinato dalluso non controllato dellinnovazione
scientifica e tecnologica, che sta alla base del diffondersi e del
radicalizzarsi del movimento di contestazione detto no global: in
un contesto mondiale dove le masse di emarginati e di esclusi aumentano
di pari passo con le carestie e con le epidemie.
Con il massacro dell11 settembre, cambia lo scenario globale
e cambiano i parametri di analisi e di azione pubblica di tutte
le culture politiche; e si indeboliscono ulteriormente i riferimenti
del pacifismo tradizionale, che già non avevano retto a fronte
delle vicende dellex-Jugoslavia: e gli stessi fondamenti dellecopacifismo
esigono di essere ripensati in profondità. Cè,
insomma, lesigenza di una nuova riflessione e di una nuova
strategia per rendere lambientalismo in grado di affrontare
il nuovo contesto nazionale e internazionale. Un primo impegno
più immediato e più circoscritto è quello
di contribuire a che il movimento detto no global sia capace di
parlare efficacemente allopinione pubblica e di comunicare
la propria originale elaborazione, superando reviviscenza di vecchi
riti e vecchi esorcismi anticapitalistici, la tentazione compulsiva
di tradurre ogni rivendicazione e ogni contestazione nella forma
del corteo, lindulgenza verso la retorica bellica delle parole
e dei gesti, prima ancora che delle azioni. Il cambiamento dello
scenario globale e la sua complessità, tuttavia, non possono
costituire un alibi per il disimpegno rispetto ai compiti locali:
da una parte, per realizzare in Italia una politica e una società |