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Sui girotondi

"La Repubblica", 16.3.2002

I prossimi "girotondi", secondo i promotori, dovrebbero avere tre luoghi fisici e tre temi intorno ai quali organizzare la mobilitazione. Ovvero la manifestazione sindacale del 23 marzo, il ministero della sanità, il ministero della pubblica istruzione: dunque, le questioni del lavoro, della salute e della scuola. Ottima idea ed eccellente scelta. Narrano le cronache, infatti, che nel corso di una recente manifestazione a Torino e in quella del Palavobis, a Milano, gli applausi più convinti sono stati tributati a una Rosi Bindi che parlava di "cose": che attaccava, cioè, il progetto governativo di contro-riforma del sistema sanitario. Il dato è tanto importante quanto generalmente trascurato: e mi sembra utile riprenderlo perché può aiutare a fare chiarezza. C'è il rischio, infatti, che l'attuale mobilitazione del "popolo dell'Ulivo" - nonostante la forza e la passione espresse - abbia un esito tutto "personalistico". Ovvero che la protesta si concentri nell'enfatizzazione di nuove figure di leader (peraltro totalmente indisponibili a esserlo), come Nanni Moretti e i "professori di Firenze"; che si incattivisca nel "tiro al bersaglio" sugli attuali dirigenti del centrosinistra; che si esaurisca nell'ostilità contro Silvio Berlusconi. Sia chiaro: si tratta di tre atteggiamenti (e sentimenti) tutti sacrosanti e, per molti versi, utilissimi: ma tutti destinati, fatalmente, a un rapido logoramento. E qui ci aiutano, appunto, Rosi Bindi e il suo discorso sulla politica sanitaria del governo. L'opposizione al centrodestra può affidarsi, infatti, a due diverse imputazioni: a) il governo Berlusconi è illegale (e rappresenta "un pericolo per la democrazia"); b) il governo Berlusconi è reazionario (e attua una "politica antisociale"). Di conseguenza, si può contestare l'attuale leadership del centrosinistra perché non investe adeguate - ed efficaci - energie sulla prima o sulla seconda imputazione (investire su entrambe, come sembrerebbe ovvio, è assai più difficile: la politica esige una selezione spietata). Il "movimento autogestito" di queste settimane si concentra sulla prima imputazione, che - oltre tutto - sembra quella dotata di maggiore capacità di attrazione e di persuasione (anche verso aree moderate dell'opinione pubblica). Io mi permetto di suggerire maggiore attenzione per i contenuti materiali del programma di governo del centrodestra. Basti pensare alla riforma della scuola pubblica. Un sociologo non estremista come me, ma assai moderato, come Luciano Gallino, ha spiegato bene, su queste colonne, che la riforma Moratti è destinata a "riprodurre le diseguaglianze sociali". Per questo definisco "di classe" quella riforma e mi stupisco del poco impegno dedicato finora a contrastarla. Eppure, si tratta di mutamenti radicali, destinati a condizionare i processi di formazione della "cultura nazionale" e della mentalità collettiva, e a incidere in profondità nella stratificazione sociale del nostro paese. Analogamente, i progetti di contro-riforma sanitaria avranno l'effetto di produrre e riprodurre discriminazioni e di accentuare le disparità nella fruizione di beni e servizi primari.
Altrettanto preoccupante è il discorso relativo agli indirizzi culturali - quelli formativi del senso comune - dell'attività di governo. Ecco qualche esempio. Il primo riguarda la questione delle droghe e l'offensiva ideologica sulla loro equiparazione ("pesanti" e "leggere": non c'è alcuna differenza). Non si tratta solo di una posizione grottescamente primitiva e antiscientifica. Essa trasmette un messaggio disciplinare e punitivo, che nulla ha a che vedere con "la lotta alla droga" e col "recupero totale" dei tossicomani: ma che intende interferire, piuttosto, con gli stili di vita e le forme di relazione delle giovani generazioni, con la loro idea di piacere e di consumo, di esperienza e di conoscenza. Sorprende che, a criticare tale impostazione, all'interno della maggioranza, sia stata la sola Stefania Prestigiacomo, ministro delle pari opportunità. Ancora più singolare perché personalmente conosco nome e cognome e numero di telefono di autorevoli esponenti del centro destra (alcuni titolari di altissime cariche), che si sono espressi - altri tempi, evidentemente - a favore della legalizzazione dei derivati della canapa indiana.
Infine, la questione dell'immigrazione. Non entro nemmeno nel merito dei provvedimenti realizzati o minacciati, dal momento che danni incalcolabili già sono stati prodotti - mese dopo mese, invettiva dopo invettiva, allarme dopo allarme - attraverso la trasformazione di una questione sociale, economica e culturale di primaria importanza in una fattispecie criminale.
In presenza di tutto questo, è certamente giusto concentrare energie e risorse sulla prima imputazione ("il governo Berlusconi è illegale e rappresenta un pericolo per la democrazia"): ma è altrettanto efficace sul piano della mobilitazione sociale di medio e lungo periodo?
Ne dubito fortemente e dubito che, su questa base, sia possibile elaborare un programma coerente e una politica di sinistra. Per costruire quest'ultima, è necessario, con grande pazienza, tornare alle "cose" (sanità, scuola, immigrazione, appunto): là dove, cioè, le politiche del governo agiscono materialmente e in profondità, modificando le condizioni di vita delle persone in carne e ossa e le loro idee (verrebbe da dire: anch'esse in carne e ossa). E' qui che si vince o si perde.


Luigi Manconi

 

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