| di Massimo Scalia
Care amiche e cari amici,
già prima che diventasse una formula abusata e uno slogan,
possiamo dire che “non perdiamoci di vista” è
stato - oltre un anno fa - la nostra prima ragione sociale e il
nostro essenziale impegno. Non perdiamoci di vista: ovvero, in tempi
grami, assai grami e difficili, la volontà di continuare
a costruire, ad aggregare, ad elaborare un programma e a fare movimento.
Ci abbiamo provato: e, per la verità, da quando abbiamo scelto
di costituirci in Movimento Ecologista, le abbiamo azzeccate tutte.
Lo dico un po’ per scherzo e un po’ per esorcismo in
quanto ciò che abbiamo indovinato è stato, in primo
luogo, una lettura pessimistica della situazione politica e, segnatamente,
dello stato del centro-sinistra. Ma, se fosse solo questo il nostro
ruolo, sarebbe quello delle cassandre: e questa attività
non ha certo bisogno di ulteriori protagonisti.
Dunque, ciò che vogliamo qui ricordare è piuttosto
l’avere intuito che questione cruciale sarebbe stata, e continua
a essere, quella del rapporto tra società civile e centro-sinistra
e tra soggettività, domande collettive, movimenti e partiti
organizzati. E di aver detto, con una chiarezza che forse riscuote
una impopolarità bipartisan, che il ruolo dei partiti resta
pur sempre insostituibile, ma che i “nostri” partiti
devono fare oggi un passo indietro per far luogo ai movimenti.
Certo, fare oggi politica di movimento si rivela, lo ripeto, un’impresa
difficile, appena si voglia dare a questa azione l’obiettivo
di costruire contenuti programmatici, proposte e iniziative e portarli
all’attenzione della rappresentanza politica istituzionale.
Ma se, in definitiva, dovessi sintetizzare il motivo essenziale
della pertinacia con cui insistiamo nel nostro lavoro, esso consiste
nel fatto che siamo colpiti e sconcertati da quanto ancora sia rilevante
la lontananza tra le questioni che vanno intorno al tema della “sostenibilità”
- drammatiche sì, ma anche ricche di opportunità di
cambiamenti benefici per l’economia, per l’occupazione,
per la pace, per la qualità della vita - e l’attenzione
che a questa tematica riserva la politica istituzionale. Cresce
l’attenzione dentro l’opinione pubblica, che so, ad
una alimentazione piu sana o a una maggior difesa dai rischi della
società industriale, certo in modi contradditori e forse
emotivi, ma la politica continua a considerarle questioni di nicchia
alle quali dedicare impegno proporzionale all’entità
della nicchia così come viene percepita.Ovvero assai poco.
E invece, testardamente vogliamo continuare a chiedere: c’è
o non c’è un qualche rapporto tra l’umile pannello
solare e la guerra che ci si accinge a combattere in Irak? C’è
un qualche rapporto tra l’uso di spreco delle risorse fisiche
del pianeta e la disaffezione crescente e la crescente ostilita
nel pianeta nei confronti dei paesi che, in nome della superiore
civiltà tecnologica, effettuano questa spoliazione? E’
rilevante o no per la politica che la vita, resa più lunga
dal progresso scientifico, sia resa penosa per malattie degenerative
che vengono da quel che beviamo, mangiamo e respiriamo? Ed è
privo di interesse per la politica economica che il saldo attivo
dell’occupazione - quando c’è - non venga più
dai settori produttivi tradizionali, ma, secondo la previsione di
Delors del 1993, dalla “fabbrica” di qualità
della vita? Battersi per assicurare a tutti i “diritti di
cittadinanza”, vecchi e nuovi - la salute, il lavoro, la casa,
la formazione, il ben vivere - non configura anche obiettivi “più
sostenibili” dal punto di vista della politica economica e
dell’occupazione?
Questa è la grande tematica che caratterizza il tempo al
quale andiamo incontro: se vogliamo provare a sanare il conflitto
senza confini che cresce nel pianeta dobbiamo individuare un modello
di vita che sia esportabile, ad esempio, al miliardo e passa di
cinesi e dobbiamo entrare, con convinzione, dentro una cultura che
riconosce la fine del tempo della quantità ed entra, con
tutti i suoi mezzi intelligenti, dentro il tempo della qualità.
Ma questo non è oggi all’ordine del giorno della politica
della nostra coalizione e nemmeno dei movimenti, che chiedono sì
un volto piu duro dell'Ulivo, ma sembrano non andare al di là
del pur doveroso e cruciale terreno della legalità. Che immagine
offriamo noi di noi stessi? Un popolo di oneste persone insofferenti
verso la corruzione e, per il resto, impegnati, se si tratta di
difendere l’occupazione in Fiat, all’acquisto della
seconda o terza macchina e, se si tratta dell’occupazione
in generale: articolo 18 e “rilancio dei consumi individuali
interni”, come ci suggerisce la contro-finanziaria dell’Ulivo?
Questa è dunque la nostra ragione sociale di Movimento Ecologista.
Lasciamo ad altri, al lavoro eccellente delle associazioni ambientaliste
o delle associazioni per i diritti - e sono qui presenti - la denuncia
e la difesa, l’intervento per le singole questioni: noi vorremmo
avere l’ambizione di fare di queste lotte e delle alternative
proposte linee di politica di governo per il centro-sinistra.
Ho evocato adesso la legalita. Sulla nostra assemblea incombe,
densa e inquietante, l’ombra, appena dissipata dal successo
della pronta risposta di ieri, degli arresti dell’altra notte.
Addirittura una retata, come non succedeva da tempo e che ha messo
in un qualche non dissimulato imbarazzo lo stesso ministero degli
Interni; una retata che ci riporta al clima degli anni ’70,
rispolverando reati di opinione e attribuendo a manifestazioni pubbliche
la categoria di associazione sovversiva. Centinaia di pagine di
accusa, con la sciatta e arrogante omissione delle prove, con l’intenzione,
espressa dalle date, di balzare irresponsabilmente alla ribalta
del palcoscenico europeo di Firenze. Ma c’e anche una lezione
per chi, nei movimenti, magari con ingenua generosità, talvolta
con eccesso di speranze, ha dimenticato che nulla e neutrale nella
Società, tanto meno i Poteri dello Stato.
Ebbene, io credo che gli arresti degli esponenti “no global”
debbaindurci, e noi lo affermiamo ad alta voce e lo proponiamo con
fermezza soprattutto ai parlamentari dell’Ulivo e delle sinistre,
a una battaglia per eliminare dai nostri codici i reati di opinione
e associativi, quei reati di pericolo presunto introdotti nel 1930
e che una democrazia non puo e non deve tollerare.
E nell’affermare una solidarietà piena agli arrestati
ci sentiamo ancor piu convinti nel ribadire: non sappiamo se esista
una “via giudiziaria” per battere Berlusconi e le destre;
compito nostro, dei movimenti politici e costruire la via politica.
Ha tirato un vento forte in Europa; un vento di destra forte e
sgradevole come quello meteorologico che imperversa in questi giorni.
Solo il recente risultato tedesco è stato un primo e faticoso
alt a una deriva che sembrava inarrestabile. Al disorientamento
culturale e politico, che ha fatto piegare molte sinistre europee;
ai riformismi illanguiditi verso un “centro” senza volto,
abbiamo rimproverato e proponiamo sempre la stessa cosa: troppo
basso, se non assente, il tasso di ecologismo nei programmi, nelle
parole d’ordine, in una visione del mondo in cui richiamare
scienza, intelligenza e morale a nuove sfide.
E se di tasso di ecologismo possiamo parlare, va assai apprezzato
quello che abbiamo visto al Social Forum Europeo di Firenze! Incontri,
seminari, dibattiti affollatissimi e tanti esperti, tante proposte
intelligenti e praticabili. Il linguaggio un po’ corrusco,
che esprimeva atteggiamenti “molto militanti” e faceva
il verso a vecchi slogan e a vecchi comportamenti, e divenuto un
tratto minoritario e marginale. D’altra parte, quei giovani,
e anche meno giovani, sono diventati un ensemble culturalmente,
direi antropologicamente, irriducibile all’incolore frullato,
allo spezzatino misto delle società di massa fondate sulla
patologia dei consumi. Di piu, senza rinunciare alla radicalità
e all’utopia, il “pensare globalmente” dell’ecologismo
e diventato proposta politica che attinge un livello di credibilità
tale da preoccupare sul serio gli avversari.
C’è stato, insomma, un inizio di inversione di marcia
nelle cose della politica. E accanto alla scesa in piazza di milioni
di persone per difendere i diritti di tutti, stanno venendo al pettine
le difficoltà economiche, che colpiscono, tra alcuni importanti
Paesi europei, l’Italia, anche per merito delle “ingegnose
invenzioni” del ministro dell’economia; né la
proroga al 2006 concessa dalla Commissione Europea può risolvere
i problemi in campo. Pagheranno gli strati sociali più esposti
e, a mio aviso, i medio-bassi più di tutti. Tanto più
che le “riforme” di sanità e scuola sono destinate
a modificare, in senso esplicitamente classista, la composizione
sociale della nostra comunità nazionale.
Questo potrebbe far cambiare idea a una fascia di elettorato, finora
attratta da Berlusconi: ma non va dimenticato che il fascino della
“roba”- sogni e ideologia - tende a far premio, nel
nostro Paese, su realtà e condizioni di vita. In ogni caso,
non ci sarà cambiamento se non ci sarà un risveglio
della società nel suo complesso e se non si mobiliterà
il protagonismo dei cittadini. Questo si sta verificando ormai da
molti mesi. Con ritardo, ma forse ancora in tempo, i partiti del
centrosinistra lo stanno capendo.
Qual è il contributo che può venire dal Movimento
Ecologista? Condizione necessaria perché la domanda possa
avere senso è che esso si doti di un organizzazione minimale:
quella attuale fa sembrare grifagno dirigismo persino lo spontaneismo
dei girotondi. L’abbiamo promosso questo benedetto Movimento!
Ora deve esistere. Con il suo piccolo “patrimonio” fondato
su due intuizioni: l’incrollabile convinzione della centralità
della questione ecologica; il ruolo e lo spazio dei movimenti nella
nostra situazione politica, con il piccolo orgoglio di averlo capito
prima di altri.
Ma credo che, proprio per esistere, dobbiamo anche affermare la
nostra presenza non soltanto sul terreno culutural-politico, sul
quale qualche cosa di decente abbiamo pur fatto quest’anno,
ma anche sul terreno direttamente politico.
Abbiamo sempre ribadito con nettezza l’impegno politico del
Movimento Ecologista nel costruire un programma e una coalizione
in grado di contrastare la deriva berlusconiana nella direzione
di una “democrazia autoritaria ad alto impatto ambientale”
e di battere politicamente le destre. Siamo nati scommettendo sul
ruolo fondamentale dei movimenti, delle loro consapevolezze e delle
loro indicazioni. Vogliamo ora intensificare e rendere permanenti
i rapporti con gli altri movimenti, confrontarci e organizzare iniziative
su temi comuni.
Insomma, siamo nelle condizioni di poter richiedere, voglio dire,
formalmente, una “Costituente” dell’Ulivo e delle
sinistre, che radichi nel territorio e nella società, la
coalizione, e che integri al suo interno contenuti e proposte dei
movimenti.
E credo anche che ci possiamo assegnare un altro compito, del tutto
connaturato alla nostra convinzione e ai nostri obiettivi: proporre
agli altri movimenti di realizzare un tavolo che, in vista della
prossima stagione di importanti elezioni amministrative, discuta
e proponga programmi, candidature e la costituzione di liste di
movimento, in appoggio a quelle dell’Ulivo e delle sinistre,
certo ove le condizioni di adesione al programma e alle candidature
lo consenta.
Insomma, si parte per davvero: buon lavoro a tutti noi. |