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Care amiche e cari amici,

già prima che diventasse una formula abusata e uno slogan, possiamo dire che “non perdiamoci di vista” è stato - oltre un anno fa - la nostra prima ragione sociale e il nostro essenziale impegno. Non perdiamoci di vista: ovvero, in tempi grami, assai grami e difficili, la volontà di continuare a costruire, ad aggregare, ad elaborare un programma e a fare movimento. Ci abbiamo provato: e, per la verità, da quando abbiamo scelto di costituirci in Movimento Ecologista, le abbiamo azzeccate tutte. Lo dico un po’ per scherzo e un po’ per esorcismo in quanto ciò che abbiamo indovinato è stato, in primo luogo, una lettura pessimistica della situazione politica e, segnatamente, dello stato del centro-sinistra. Ma, se fosse solo questo il nostro ruolo, sarebbe quello delle cassandre: e questa attività non ha certo bisogno di ulteriori protagonisti.
Dunque, ciò che vogliamo qui ricordare è piuttosto l’avere intuito che questione cruciale sarebbe stata, e continua a essere, quella del rapporto tra società civile e centro-sinistra e tra soggettività, domande collettive, movimenti e partiti organizzati. E di aver detto, con una chiarezza che forse riscuote una impopolarità bipartisan, che il ruolo dei partiti resta pur sempre insostituibile, ma che i “nostri” partiti devono fare oggi un passo indietro per far luogo ai movimenti.

Certo, fare oggi politica di movimento si rivela, lo ripeto, un’impresa difficile, appena si voglia dare a questa azione l’obiettivo di costruire contenuti programmatici, proposte e iniziative e portarli all’attenzione della rappresentanza politica istituzionale. Ma se, in definitiva, dovessi sintetizzare il motivo essenziale della pertinacia con cui insistiamo nel nostro lavoro, esso consiste nel fatto che siamo colpiti e sconcertati da quanto ancora sia rilevante la lontananza tra le questioni che vanno intorno al tema della “sostenibilità” - drammatiche sì, ma anche ricche di opportunità di cambiamenti benefici per l’economia, per l’occupazione, per la pace, per la qualità della vita - e l’attenzione che a questa tematica riserva la politica istituzionale. Cresce l’attenzione dentro l’opinione pubblica, che so, ad una alimentazione piu sana o a una maggior difesa dai rischi della società industriale, certo in modi contradditori e forse emotivi, ma la politica continua a considerarle questioni di nicchia alle quali dedicare impegno proporzionale all’entità della nicchia così come viene percepita.Ovvero assai poco.

E invece, testardamente vogliamo continuare a chiedere: c’è o non c’è un qualche rapporto tra l’umile pannello solare e la guerra che ci si accinge a combattere in Irak? C’è un qualche rapporto tra l’uso di spreco delle risorse fisiche del pianeta e la disaffezione crescente e la crescente ostilita nel pianeta nei confronti dei paesi che, in nome della superiore civiltà tecnologica, effettuano questa spoliazione? E’ rilevante o no per la politica che la vita, resa più lunga dal progresso scientifico, sia resa penosa per malattie degenerative che vengono da quel che beviamo, mangiamo e respiriamo? Ed è privo di interesse per la politica economica che il saldo attivo dell’occupazione - quando c’è - non venga più dai settori produttivi tradizionali, ma, secondo la previsione di Delors del 1993, dalla “fabbrica” di qualità della vita? Battersi per assicurare a tutti i “diritti di cittadinanza”, vecchi e nuovi - la salute, il lavoro, la casa, la formazione, il ben vivere - non configura anche obiettivi “più sostenibili” dal punto di vista della politica economica e dell’occupazione?
Questa è la grande tematica che caratterizza il tempo al quale andiamo incontro: se vogliamo provare a sanare il conflitto senza confini che cresce nel pianeta dobbiamo individuare un modello di vita che sia esportabile, ad esempio, al miliardo e passa di cinesi e dobbiamo entrare, con convinzione, dentro una cultura che riconosce la fine del tempo della quantità ed entra, con tutti i suoi mezzi intelligenti, dentro il tempo della qualità.
Ma questo non è oggi all’ordine del giorno della politica della nostra coalizione e nemmeno dei movimenti, che chiedono sì un volto piu duro dell'Ulivo, ma sembrano non andare al di là del pur doveroso e cruciale terreno della legalità. Che immagine offriamo noi di noi stessi? Un popolo di oneste persone insofferenti verso la corruzione e, per il resto, impegnati, se si tratta di difendere l’occupazione in Fiat, all’acquisto della seconda o terza macchina e, se si tratta dell’occupazione in generale: articolo 18 e “rilancio dei consumi individuali interni”, come ci suggerisce la contro-finanziaria dell’Ulivo?
Questa è dunque la nostra ragione sociale di Movimento Ecologista. Lasciamo ad altri, al lavoro eccellente delle associazioni ambientaliste o delle associazioni per i diritti - e sono qui presenti - la denuncia e la difesa, l’intervento per le singole questioni: noi vorremmo avere l’ambizione di fare di queste lotte e delle alternative proposte linee di politica di governo per il centro-sinistra.

Ho evocato adesso la legalita. Sulla nostra assemblea incombe, densa e inquietante, l’ombra, appena dissipata dal successo della pronta risposta di ieri, degli arresti dell’altra notte. Addirittura una retata, come non succedeva da tempo e che ha messo in un qualche non dissimulato imbarazzo lo stesso ministero degli Interni; una retata che ci riporta al clima degli anni ’70, rispolverando reati di opinione e attribuendo a manifestazioni pubbliche la categoria di associazione sovversiva. Centinaia di pagine di accusa, con la sciatta e arrogante omissione delle prove, con l’intenzione, espressa dalle date, di balzare irresponsabilmente alla ribalta del palcoscenico europeo di Firenze. Ma c’e anche una lezione per chi, nei movimenti, magari con ingenua generosità, talvolta con eccesso di speranze, ha dimenticato che nulla e neutrale nella Società, tanto meno i Poteri dello Stato.
Ebbene, io credo che gli arresti degli esponenti “no global” debbaindurci, e noi lo affermiamo ad alta voce e lo proponiamo con fermezza soprattutto ai parlamentari dell’Ulivo e delle sinistre, a una battaglia per eliminare dai nostri codici i reati di opinione e associativi, quei reati di pericolo presunto introdotti nel 1930 e che una democrazia non puo e non deve tollerare.
E nell’affermare una solidarietà piena agli arrestati ci sentiamo ancor piu convinti nel ribadire: non sappiamo se esista una “via giudiziaria” per battere Berlusconi e le destre; compito nostro, dei movimenti politici e costruire la via politica.

Ha tirato un vento forte in Europa; un vento di destra forte e sgradevole come quello meteorologico che imperversa in questi giorni. Solo il recente risultato tedesco è stato un primo e faticoso alt a una deriva che sembrava inarrestabile. Al disorientamento culturale e politico, che ha fatto piegare molte sinistre europee; ai riformismi illanguiditi verso un “centro” senza volto, abbiamo rimproverato e proponiamo sempre la stessa cosa: troppo basso, se non assente, il tasso di ecologismo nei programmi, nelle parole d’ordine, in una visione del mondo in cui richiamare scienza, intelligenza e morale a nuove sfide.

E se di tasso di ecologismo possiamo parlare, va assai apprezzato quello che abbiamo visto al Social Forum Europeo di Firenze! Incontri, seminari, dibattiti affollatissimi e tanti esperti, tante proposte intelligenti e praticabili. Il linguaggio un po’ corrusco, che esprimeva atteggiamenti “molto militanti” e faceva il verso a vecchi slogan e a vecchi comportamenti, e divenuto un tratto minoritario e marginale. D’altra parte, quei giovani, e anche meno giovani, sono diventati un ensemble culturalmente, direi antropologicamente, irriducibile all’incolore frullato, allo spezzatino misto delle società di massa fondate sulla patologia dei consumi. Di piu, senza rinunciare alla radicalità e all’utopia, il “pensare globalmente” dell’ecologismo e diventato proposta politica che attinge un livello di credibilità tale da preoccupare sul serio gli avversari.
C’è stato, insomma, un inizio di inversione di marcia nelle cose della politica. E accanto alla scesa in piazza di milioni di persone per difendere i diritti di tutti, stanno venendo al pettine le difficoltà economiche, che colpiscono, tra alcuni importanti Paesi europei, l’Italia, anche per merito delle “ingegnose invenzioni” del ministro dell’economia; né la proroga al 2006 concessa dalla Commissione Europea può risolvere i problemi in campo. Pagheranno gli strati sociali più esposti e, a mio aviso, i medio-bassi più di tutti. Tanto più che le “riforme” di sanità e scuola sono destinate a modificare, in senso esplicitamente classista, la composizione sociale della nostra comunità nazionale.
Questo potrebbe far cambiare idea a una fascia di elettorato, finora attratta da Berlusconi: ma non va dimenticato che il fascino della “roba”- sogni e ideologia - tende a far premio, nel nostro Paese, su realtà e condizioni di vita. In ogni caso, non ci sarà cambiamento se non ci sarà un risveglio della società nel suo complesso e se non si mobiliterà il protagonismo dei cittadini. Questo si sta verificando ormai da molti mesi. Con ritardo, ma forse ancora in tempo, i partiti del centrosinistra lo stanno capendo.

Qual è il contributo che può venire dal Movimento Ecologista? Condizione necessaria perché la domanda possa avere senso è che esso si doti di un organizzazione minimale: quella attuale fa sembrare grifagno dirigismo persino lo spontaneismo dei girotondi. L’abbiamo promosso questo benedetto Movimento! Ora deve esistere. Con il suo piccolo “patrimonio” fondato su due intuizioni: l’incrollabile convinzione della centralità della questione ecologica; il ruolo e lo spazio dei movimenti nella nostra situazione politica, con il piccolo orgoglio di averlo capito prima di altri.

Ma credo che, proprio per esistere, dobbiamo anche affermare la nostra presenza non soltanto sul terreno culutural-politico, sul quale qualche cosa di decente abbiamo pur fatto quest’anno, ma anche sul terreno direttamente politico.
Abbiamo sempre ribadito con nettezza l’impegno politico del Movimento Ecologista nel costruire un programma e una coalizione in grado di contrastare la deriva berlusconiana nella direzione di una “democrazia autoritaria ad alto impatto ambientale” e di battere politicamente le destre. Siamo nati scommettendo sul ruolo fondamentale dei movimenti, delle loro consapevolezze e delle loro indicazioni. Vogliamo ora intensificare e rendere permanenti i rapporti con gli altri movimenti, confrontarci e organizzare iniziative su temi comuni.
Insomma, siamo nelle condizioni di poter richiedere, voglio dire, formalmente, una “Costituente” dell’Ulivo e delle sinistre, che radichi nel territorio e nella società, la coalizione, e che integri al suo interno contenuti e proposte dei movimenti.
E credo anche che ci possiamo assegnare un altro compito, del tutto connaturato alla nostra convinzione e ai nostri obiettivi: proporre agli altri movimenti di realizzare un tavolo che, in vista della prossima stagione di importanti elezioni amministrative, discuta e proponga programmi, candidature e la costituzione di liste di movimento, in appoggio a quelle dell’Ulivo e delle sinistre, certo ove le condizioni di adesione al programma e alle candidature lo consenta.

Insomma, si parte per davvero: buon lavoro a tutti noi.

 

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